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La mappa di Soleto

Se la Tabula Peutingeriana è la rappresentazione topologica più importante riguardo alla viabilità nell’età romana, e su grandi linee, anche in quella medievale (tanto da essere inclusa nell’Elenco delle Memorie del mondo dall’UNESCO), un’altro manufatto altrettanto significativo è la Mappa di Soleto.

In seguito alle ricerche topografiche e agli scavi archeologici avviati nel piccolo comune di Soleto (in provincia di Lecce) tra il 1991 e il 2005, le due missioni (che sono state condotte prima dalla Libera Università di Bruxelles e poi dall’Università Paul Valery Montpellier III) hanno riportato alla luce dei reperti storici molto interessanti. Tra questi, risulta di rilevante valore, appunto, la Mappa di Soleto, scoperta dall’archeologo di origine belga Thierry Van Compernolle, in data 21 agosto 2003 presso la zona Fontanelle.

La mappa di Soleto.

La mappa di Soleto.

Attualmente conservata nel Museo archeologico nazionale di Taranto, in realtà la mappa è un frammento di un òstrakon smaltato di nero, le cui dimensioni sono poco più grandi di un francobollo (5,90 centimetri di lunghezza per 2,90 centimetri di altezza). La particolarità di questo minuscolo frammento è dovuta proprio alla sua incisione, in cui viene raffigurato il litorale della terra d’Otranto. Questo reperto è tuttora oggetto di dibattito circa la sua reale veridicità, nonostante sia stato sottoposto al radiocarbonio (noto anche come metodo del carbonio-14) che ne attesta la datazione attorno al V secolo a.C.

Tuttavia si attendono ancora risposte dal laboratorio di Sydney circa l’effettiva datazione del graffito parietale presente sul frammento di òstrakon. Ma se anche quest’ultima analisi confermerebbe la stessa indicizzazione cronologica, non si avranno più alcuni dubbi circa l’importanza di questa eccezionale scoperta. Infatti, dal mondo accademico provengono le recenti dichiarazioni in riguardo alla mappa di Soleto:

la mappa offre, ad oggi, per il Mediterraneo, e più generalmente per la civiltà occidentale, la più antica raffigurazione di uno spazio reale.

ARGOMENTI FAVOREVOLI E ARGOMENTI CONTRARI

Sovrapposizione della mappa di Soleto su una cartina raffigurante la viabilità messapica e romana.

Sovrapposizione della mappa di Soleto su una cartina raffigurante la viabilità messapica e romana. Qui i punti di Yria e Hydr combaciano rispettivamente con Roca Vecchia e Hydruntum.

Prima di analizzare a fondo la mappa di Soleto, è opportuno fare una breve premessa sui discordanti temi argomentativi avanzati dagli studiosi. Coloro che mettono in discussione la veridicità del manufatto sostengono le seguenti tesi: innanzitutto le città sono raffigurate mediante punti – proprio come nelle moderne carte geografiche –, mentre in antichità era solito indicare l’urbe con case stilizzate. Un’altra discriminante appare essere l’utilizzo di caratteri greci presenti in epoca più recente. Inoltre suscitano perplessità lo stesso assetto geografico e le indicazioni circa le località, poiché sono troppo precise. Dall’altra parte, gli studiosi che sono a favore della veridicità storica del manufatto, sostengono che, proprio a causa delle sue piccole dimensioni, risultava molto utile rappresentare l’urbe attraverso dei punti. Inoltre sul frammento, che doveva appartenere ad una mappa ancora più grande, i nomi delle località messapiche, per questione di praticità, sono stati abbreviati. Coloro che sostengono l’argomentazione favorevole si appellano alle stesse diciture delle antiche città messapiche: infatti la mappa, oltre a riportare i nomi degli insediamenti ancora sconosciuti (Lik, Mios, Lios, Sty), e quelli già noti ai ricercatori (Otan, Nar, Hydr), è stato uno strumento assai valido per risolvere alcuni dibattiti circa la reale collocazione di alcune località di cui si conosceva il nome, ma non la loro reale posizione geografica (Graxa, Bal, Yria). Inoltre, seppure la mappa di Soleto risulta essere molto accurata, le posizioni delle antiche località sono pur sempre relative.

CARTA TOPOGRAFICA DELLA MAPPA DI SOLETO

Rappresentazione grafica della mappa di Soleto.

Rappresentazione grafica della mappa di Soleto.

Analizzando l’aspetto topografico della mappa di Soleto si può osservare sui lati della linea che marca il capo iapigio la rappresentazione dello Ionio e dell’Adriatico attraverso il sigma a quattro tratti. Particolare l’incisione del termine grego ΤΑΡΑΣ (ossia Taras, l’antico nome di Taranto), proprio nel mare Ionio, che dovrebbe stare ad indicare il Golfo di Taranto. Una tabella semplificativa riporterà di seguito le abbreviazioni delle località presenti all’interno della mappa di Soleto, il loro nome completo al tempo dei messapi (un lavoro combaciato attraverso le fonti archeologiche e i cataloghi di numismatica pervenuti ad oggi) e la loro successiva denominazione latina rintracciabili nella Naturalis Historia III di Plinio il Vecchio:

Mappa di Soleto

Nome messapico

Nome latino1

Località odierna

ΛΙΟΣ

Lios

Veretum, Leuka

Patù o Santa Maria di Leuca

ΟζΑΝ

Ozan

Uzentum

Ugento

ΛΙΚ

Lik(tos)

Castrum Minervae

Castro

ΒΑΣ

Bas(ta)

Basta

Vaste

ΜΙΟΣ

Mios

Muro Leccese

ΣΤΥ

Sty

Cavallino o Sternatia

ΗΥΔΡ

Hydr(us)

Hydruntum

Otranto

ΒΑΛ

Bal(étion)

Aletium

Alezio

ΓΡΑΧΑ

Graxa

Callipolis, Anxa

Gallipoli o Porto Cesareo

ΣΟΛ

Sol(lytos)

Soletum desertum

Soleto

ΝΑΡ

Nar(etòn)

Neretum

Nardò

ΥΡΙΑ (Yria, traslitterato)

Thuria

Thuria sallentina

Roca Vecchia

ΤΑΡΑΣ

Taras

Tarentum

Taranto

IL RAPPORTO TRA LA MAPPA E LA NUMISMATICA

La Graxa (III-II secolo a.C.)

La Graxa (III-II secolo a.C.)

Oltre ad essere la rappresentazione geografica più antica della civiltà occidentale, questo piccolo frammento è risultato utile a fare luce sulla provenienza delle monete messapiche. Se le monete Uzentum (coniata tra il III e il II secolo a.C.) e Nareton (circa 325-275 a.C.) sono facilmente identificabili, rispettivamente con Ugento e Nardò, è ben diverso per altre tipologie di monetazione messapica. Prima della scoperta della mappa di Soleto, gli studi di numismatica erano combattuti circa la reale provenienza del Graxa (III-II secolo a.C.): si ipotizzava infatti che questa moneta fosse stata coniata a Egnathia (o Egnazia, nei pressi di Fasano), a Karpene (o latinizzato Carbina, l’odierna Carovigno), a Muro Maurizio (nella contrada de Li Castelli di San Pancrazio Salentino) oppure a Gallipoli. Dunque la mappa di Soleto sembra confermare proprio quest’ultima ipotesi, anche se viene accettata con qualche riserva. Invece è ormai certo che la provenienza della Balethas (480-460 a.C.) sia asseribile a Balétion (ovvero Alezio) e non a Balesium (ossia Valesio, una località situata nel feudo comunale di Torchiarolo), come alcuni erroneamente ipotizzavano. Invece sono state scartate definitivamente le tesi che vedevano il Kasarium (moneta del V secolo a.C.) come valuta di Casarano, lo Sturnium (III-II secolo a.C.) che alcuni collegavano a Sternatia o a Cavallino (mentre viene definitivamente valorizzata la tesi che esso era il conio di Cisternino o di Ostuni), e il Samadi (200-150 a.C.) di cui era stata ipotizzata la sua provenienza dall’insediamento messapico di Muro Leccese (Mios nella mappa).

La Balethas (480-460 a.C.)

La Balethas (480-460 a.C.)

DI INCOGNITE E OSSERVAZIONI

Di seguito saranno poste ad analisi alcune incognite e osservazioni circa il confronto della mappa di Soleto con altre fonti storiche e archeologiche. A scanso di equivoci, le seguenti considerazioni non vogliono essere delle disquisizioni accademiche, ma sono solamente delle riflessioni, talvolta personali, maturate in questa ricerca.

Le “targhe” messapiche

Come detto in seduta soprastante (vedi argomenti favorevoli e argomenti contrari), i nomi degli insediamenti presenti nella Mappa di Soleto sono tutte abbreviazioni, un poco come le moderne targhe automobilistiche. È ampiamente accettata l’ipotesi che i messapi erano un popolo di origine illirica o egeo-anatolica, stanziatisi nel Salento intorno al XI secolo a.C. Questa considerazione si basa su un carattere di tipo linguistico, poiché l’idioma messapico non era dissimile da quello parlato nell’antica Grecia. Inoltre sono gli stessi reperti archeologici a valorizzare questa tesi.

Dunque si prenda in considerazione l’origine etimologica di Bisanzio (l’odierna Istanbul, nota agli antichi greci come Byzàntion, mentre per i latini Byzantium): il nome della città deriverebbe dal suo fondatore, re Byzàs, e dal suffisso -cton (che significa “terra“), dunque il suo significato è terra di Byzàs. Questa osservazione potrebbe essere utile a formulare il nome completo degli insediamenti messapici presenti sulla mappa di Soleto: in questo modo si potrebbe completare Ozan con Ozancton, cioè terra di Zan (nome messapico per lo Zeus dei greci), Hydr con Hydr(u)cton, ovvero terra dell’Idro (dal nome del torrente Hydrus), Nar con Nar(e)ton, e così via.2

Andando oltre le varie declinazioni dei suffisi che completerebbero le targhe messapiche, si cercherà di fare maggiore chiarezza su alcune località presenti sulla mappa di Soleto, che tuttavia necessitano ancora qualche spunto di riflessione.

Riflessione sulle località messapiche

LIOS – Questo insediamento posto nella mappa di Soleto nel punto più estremo del capo iapigio, potrebbe coincidere con Santa Maria di Leuca. Si teorizza che Leuca derivi dalla parola greca leucos (ossia “bianco“). Tuttavia è accertato che il nucleo abitativo messapico più importante nella zona è quello di Vereto (per i latini Veretum, che è situato nel feudo comunale di Patù, e raso al suolo dai saraceni nel IX secolo d.C.). Se si analizzano le fonti romane ci imbattiamo con alcuni riferimenti riguardanti queste due località: se Veretum è citata da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia III, si ritrova Leuka in Strabone (VI 6.3.5). In ogni caso si può supporre che Leuca fosse il porto-emporio di Vereto, e che nel V secolo a.C., il periodo in cui è stato realizzato l’òstrakon con inciso la mappa di Soleto, era ritenuta strategicamente più importante del suo insediamento di riferimento, o che per questione di spazio, considerando la dimensione del frammento, non era stato possibile riportarli entrambi. Ad ogni modo, se si osserva attentamente la posizione di Lios nella mappa di Soleto rispetto al Capo di Leuca, si nota leggermente che esso è situato sul litorale ovest, quindi sulla costa ionica (ovvero il punto in cui sta San Gregorio, e dunque Vereto). Perciò è probabile anche la tesi in cui questo insediamento segnato sulla mappa di Soleto corrisponde alla Veretum latina, e perciò Lios è il suo antico nome messapico.  

GRAXA – molti associano quest’insediamento all’attuale Gallipoli. Tuttavia le fonti romane fanno riferimento al nome greco (ovvero Kallìpolis, che significa “bella città”) e al nome messapico Anxa, non combaciando dunque con Graxa. Infatti il passo di Pompilio Mela riporta “urbs graia Kallìpolis” (ossia “città greca Gallipoli“), mentre Plinio il Vecchio scrive “in ora vero Senonum Callipolis, quae nunc est Anxa” (ossia “sulla costa dei Senoni c’è Gallipoli, ora detta Anxa“). Nel caso inverso presentato poc’anzi, cioè quello di Leuca e Vereto, nella mappa di Soleto non sono riportati i porti-emporio di Nardò (Santa Maria al Bagno) e di Ugento (Torre San Giovanni). Inoltre sulla mappa è riportato Alezio (ossia Bal): è condivisibile l’idea che Balétion sia il vero insediamento messapico più importante della zona, mentre Gallipoli (che per i messapi si chiamava Anxa), era il suo corrispettivo porto-emporio. Inoltre se si dovesse confrontare la cartina geografica con la mappa di Soleto è evidente che Gallipoli nel primo caso è situato a sud di Nardò e vicina ad Alezio, e dunque non può corrispondere a Graxa, che invece è situata a nord di Nar ed è lontana da Bal.

Scalo di Furno è un sito archeologico in località Porto Cesareo di importante valore. Purtroppo è completamente abbandonato al suo destino e lasciato all'incuria.

Scalo di Furno è un sito archeologico in località Porto Cesareo di importante valore. Purtroppo è completamente abbandonato al suo destino e lasciato all’incuria degli agenti atmosferici.

Se poi si analizza attentamente anche il passo di Plinio il Vecchio, si evince che sulla costa dove c’era Gallipoli vi erano anche i Senoni (ossia Senonum), cioé gli abitanti di Senum (l’odierna Porto Cesareo, così chiamata in epoca romana). Infatti nei pressi di Torre Chianca (località situata nel feudo comunale di Porto Cesareo), vi è il sito archeologico di Scalo di Furno, dove sono state ritrovate statuette votive e vari cimeli, anche precedenti all’epoca messapica. Dunque, la Graxa presente nella mappa di Soleto potrebbe essere proprio Scalo di Furno, e non Gallipoli.

YRIA – posto in alto a destra nella mappa di Soleto, appare chiaro che potrebbe trattarsi di Roca Vecchia (la Thuria sallentina citata in Tito Livio, X, cap. 2). Tuttavia in un passo di Erodoto, dove egli spiega le origini dei messapi, viene riportata un’altra Iria, che comunemente è associata all’odierna Oria:3

Si racconta infatti che Minosse, giunto in Sicania (oggi detta Sicilia) alla ricerca di Dedalo, vi perì di morte violenta. Tempo dopo i Cretesi, indotti da un dio, tutti tranne quelli di Policne e di Preso, arrivarono in Sicania con una grande flotta e strinsero d’assedio per cinque anni la città di Camico (ai tempi miei abitata dagli Agrigentini). Infine, non potendo né conquistarla né rimanere lì, oppressi com’erano dalla carestia, abbandonarono l’impresa e se ne andarono. Quando durante la navigazione giunsero sulle coste della Iapigia, una violenta tempesta li spinse contro terra: le imbarcazioni si fracassarono e giacché non vedevano più modo di fare ritorno a Creta, fondarono sul posto una città, Iria, e vi si stabilirono cambiando nome e costumi: da Cretesi divennero Iapigi Messapi e da isolani continentali. Muovendo da Iria fondarono altre città, quelle che molto più tardi i Tarantini tentarono di distruggere le stesse, subendo una tale sconfitta da causare in quella circostanza la più clamorosa strage di Greci a nostra conoscenza, di Tarantini appunto e di Reggini. I cittadini di Reggio, venuti ad aiutare i Tarantini perché costretti da Micito figlio di Chero, morirono in tremila; i Tarantini caduti, poi, non si contarono neppure. Micito, che apparteneva alla casa di Anassilao era stato lasciato come governatore di Reggio ed è lo stesso che, scacciato da Reggio e stabilitosi a Tegea in Arcadia, consacrò a Olimpia numerose statue.

Questa associazione con Hyria è formulata sulla base che i più antichi insediamenti messapici sono stati rinvenuti a Vaste, Cavallino e la stessa Oria. Tuttavia reperti più datati sono stati ritrovati lungo le coste adriatiche del Salento, tra Roca Vecchia e Castro. Ma il centro messapico di Oria è noto anche con il nome di Orra, tant’è che la stessa moneta, coniata tra il III e il II secolo a.C., ha la stessa denominazione. Inoltre Erodoto nel passo soprastante afferma che i cretesi, una volta portati a riva dalla violenta tempesta, fondarono sul posto la città di Iria. Ciò lascia intuire che si trattava di una località costiera, come è per l’appunto Roca Vecchia, e non una zona dell’entroterra salentino, dove invece sorge Oria.

Statua raffigurante un guerriero messapico, posta dinanzi all'ex Convento dei Domenicani a Cavallino.

Statua raffigurante un guerriero messapico, posta dinanzi all’ex Convento dei Domenicani a Cavallino.

STY – un’altra incognita è offerta da questa località presente sulla mappa di Soleto. Mentre alcuni la identificano con Sternatia, altri invece credono si tratti di Cavallino. Nonostante le due località fossero già abitate durante il Neolitico, come dimostra la cospicua presenza di dolmen e menhir, di Sternatia si ha una vera traccia solo in epoca romana (III-V secolo d.C.), dove sono stati rinvenuti dei reperti nella zona Tsukkalà (in griko terra di cocci). A Cavallino sorgeva invece un grande impianto urbanistico, che ha raggiunto il suo massimo splendore nel IV secolo a.C., proprio sotto il dominio dei messapi: esso fu costruito su un precedente insediamento indigeno, il quale risale al X secolo a.C. (qualcosa di simile è riscontrabile con la località di Muro Tenente, situato tra le odierne Latiano e Mesagne). Appare quasi evidente che lo Sty presente nella mappa di Soleto faccia riferimento dunque a Cavallino e non a Sternatia. A rafforzare questa tesi è anche l’origine stessa del nome di Sternatia, che potrebbe derivare dalla forma bizantina medioevale “sterna dia chora” (ossia luogo dissosato, sterrato), tanto da risultare similare col nome griko del piccolo centro salentino: Starnaìtta o Chora. Invece per quanto riguarda la città messapica di Cavallino, molto probabilmente essa fu conquistata dai tarantini intorno al 470 a.C. Infatti, è successivo alle cronache di Erodoto circa la disfatta di Taranto e Reggio, il primo donario dei tarantini, situato nel santuario di Delfi (in Grecia) all’inizio della Via Sacra (un’opera di Agelada di Argo e databile intorno al 460 a.C.). Sulla base di 13 metri di lunghezza erano esposte le statue di quattro donne messapiche fatte prigioniere e quattro quadrighe di bronzo.4 Forse quelle statue raffiguravano proprio le donne di Sty in seguito al sacco che ha subito quell’insediamento messapico, e che solo un secolo più tardi avrebbe raggiunto il suo massimo splendore.


NOTE

1 Plinio il Vecchio, Naturalis Historia III, 110
2 La mappa di Soleto
3 Erodoto, VII, 170
4 Coercizione e mobilità umana nel mondo antico, Marta Sodi (a cura di), Vita e pensiero, 1995

Author: Alessio Sacquegna

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