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L’architettura del barocco leccese

Il processo rinascimentale nel mezzogiorno, ed in particolare nel Salento, è arrivato tardivamente rispetto a quello dell’Italia centro-settentrionale ed è stato filtrato da molteplici apporti culturali. Svevi, angioini e aragonesi hanno impresso nell’architettura salentina una cultura ed una identità fortemente localistica.

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Basilica di Santa Croce.

Con l’affermarsi del dominio spagnolo, dal quarto decennio del XVI secolo, nel Salento si assiste in pochi anni alla costruzione di numerosi edifici che ridanno un nuovo assetto e un nuovo ordine alle città. Sempre più edifici, privati e pubblici, religiosi e militari, esprimono così, con le loro architetture, la forte influenza del potere signorile, militare e religioso presenti sul nostro territorio. La città rinascimentale però non muta nella sostanza la città medievale, la quale invece viene segnata in alcuni luoghi strategici, dove il nuovo potere signorile ritiene di dover evidenziare e affermare la propria presenza, nonché la grandezza del proprio dominio.
La città di Lecce nel ‘500, fonte di forti attenzioni culturali, rappresentava un centro di interessi politici ed economici abbastanza rilevanti, tanto che ne beneficiò anche l’immediata provincia. Lecce rappresentava una metropoli che si lusingava di essere seconda solo a Napoli, essendo stata riconosciuta da Carlo V come capoluogo della Puglia (1539).
Non solo la capitale barocca, ma molti comuni della provincia possono vantare tuttora la presenza di numerosi palazzi del ‘500. Architettonicamente, il tipico palazzo del ‘500, è la più completa espressione della casa palazzata. La sua tipologia edilizia presenta solitamente un pianterreno destinato al personale di servizio e un piano superiore riservato alla famiglia signorile. Si presenta spesso preceduto da un atrio, circondato da muri entro i quali si apre il portale di gusto catalano-durazzesco, coronato da logge ad archi a sesto ribassato o da ballatoi. Sui ballatoi si imposta la corsia di balconi (mignani) e si sviluppa un sobrio prospetto rettangolare, libero di paraste ed articolato unicamente dal rilievo delle finestre.
La disposizione dei vani al pianterreno è la stessa del piano nobile, per via della divisione orizzontale degli ambienti operata mediante realizzazione di solai impostati su travature lignee e coperture a capriate, canne e tegole oppure con volte in tufo realizzate a spigoli o a squadro e dette “alla leccese”. I due piani sono inoltre collegati da scale interne.
I prospetti principali sono spesso due: quello che si affaccia su spazi pubblici, come strade o piazze, e l’altro che è invece prospiciente il giardino interno all’edificio (spesso coltivato ad alberi da frutto).

Palazzo Marrese.

Palazzo Marrese.

Gli edifici religiosi, che rappresentavano una sintesi tra architettura rinascimentale, manierista e, naturalmente, barocca, soddisfacevano pienamente le esigenze controriformistiche. Infatti, la disposizione longitudinale della pianta permetteva di accogliere il maggior numero di fedeli, mentre la pianta a croce latina – talvolta con numerose cappelle laterali – rappresentava un ritorno a quella tradizione auspicata durante il Concilio di Trento. Molte chiese salentine presentano, quindi, la classica forma a croce latina che crea una naturale composizione a tre navate, con transetto perpendicolare e presbitero finale. Si ha principalmente un enorme altare barocco nel presbitero e, talvolta, anche degli altari minori laterali.
Il prospetto frontale diviene invece un organismo plastico, con temi e decorazioni caratterizzanti ma simmetrici, che segnano il passaggio dall’ambiente interno al contesto urbano antistante.

Esempio di superficie vaculare tipico della pietra leccese.

Esempio di superficie vaculare tipico della pietra leccese.

Il materiale principe per queste opere è la famosa “pietra leccese”, una calcarenite miocenica sparsa in grande quantità nel Salento. Il suo impiego ha da sempre assolto la duplice funzione di materiale da costruzione strutturale e di materiale decorativo, grazie alle notevoli capacità meccaniche, nonché alla sua facile lavorabilità. Come in ogni altro posto, dove le risorse locali influenzano e determinano la nascita e lo sviluppo delle forme espressive, la pietra leccese ha condizionato il Salento nella sua architettura e nella sua scultura. Col passare del tempo, questa pietra assume un particolare colore ambrato, che caratterizza le sculture e i prospetti leccesi, donando alla città un’atmosfera unica nel suo genere. Non mancano però i difetti: oltre ad una elevata permeabilità, la pietra leccese è soggetta anche a processi degradativi, che si presentano con rilievi vaculari sulle facciate.
In passato, spesso, la critica tradizionale attribuiva all’arte barocca salentina un carattere composito e incoerente, un’episodicità narrativa del montaggio iconografico e un eccesso ornamentale che segnavano per essa dei disvalori. Oggi invece una nuova e cosciente lettura di questo fenomeno artistico trasforma e ribalta quegli elementi in qualità storico-artistiche, che fanno del barocco leccese una produzione singolare.
Le opere più importanti del Barocco, a Lecce, sono la Basilica di Santa Croce (1548 – 1646) e il vicino Palazzo Celestini (del ‘600), la scenografica Piazza Duomo sulla quale si affacciano, appunto, il Duomo di Lecce (1659 – 1670) e il Seminario (1694 – 1709), nel cui cortile è conservato un pozzo dalla ricca ornamentazione scultorea, opera di Giuseppe Cino. Il campanile del Duomo, edificato tra il 1661 ed il 1682 dal leccese Giuseppe Zimbalo su commissione dell’allora vescovo mons. Luigi Pappacoda, si presenta con una architettura che fonde, alla torre campanaria cristiana dal gusto tipicamente occidentale, le forme appuntite dei minareti orientali.
Tra le altre chiese si ricordano quelle di Santa Irene, di Santa Chiara, di San Matteo, del Carmine e di San Giovanni Battista. Altri monumenti barocchi della città sono la chiesa del Gesù, la chiesa delle Alcantarine e Palazzo Marrese.

Author: Daniele Perrone

Dottore triennale in Ingegneria Civile. Appassionato di argomenti tecnico-scientifici, urbanistica, ambiente e politica pragmatica.

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