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La sconfitta dell’Asse in Tunisia

Il 20 marzo del 1943 gli Alleati coordinarono un’offensiva sui due fronti: ad ovest Montgomery attuò l’operazione Pugilist con l’intento di accerchiare la linea del Mareth, che tuttavia resse alle pretese dell’VIIIª armata. Sulla dorsale est invece il II° corpo d’armata, ora passato sotto al comando del generale George Patton, sferrò un’attacco alla linea controllata dal generale Von Arnim, e anche in questo caso, le divisioni del Patton vennero respinte a El Guettar, Maknassy e Fondouk. Intanto, mentre Rommel era di ritorno in Germania a causa del suo precario stato di salute, solo il 26 marzo, dopo un’accanita resistenza degli uomini del Messe, Montgomery riuscì nei suoi piani, sfondando la linea sud del Mareth.

Il generale d'acciaio, l'americano George Smith Patton.

Il generale d’acciaio, l’americano George Smith Patton.

L’armata italo-tedesca dovette abbandonare la linea del Mareth per potersi riorganizzare a nord di Gabès, ma tuttavia il presidio non durò a lungo. Nella prima settimana di marzo l’armata di Montgomery sferrò continui attacchi corazzati sul fronte, e dopo una tenace resistenza, l’armata di Messe dovette ripiegare a nord. Per non essere sottoposto tra due fuochi, di conseguenza anche Von Arnim abbandonò la linea dell’Uadi Akarit il 7 marzo, ripiegando su Enfidaville, mentre a Gabès la Iª armata del generale Anderson e l’VIIIª armata del generale Montgomery ebbero modo finalmente di congiungersi.

Dalla controffensiva dell’Asse alla ritirata verso Tunisi, gli equilibri mutarono notevolmente. Durante marzo gli Alleati potevano contare su un potenziale di 500.000 uomini ripartiti in 20 divisioni britanniche, francesi e americane, 1.800 carri armati, 1.200 cannoni campali, 1.500 cannoni anticarro. In più potevano vantare di un notevole supporto aereo che venne unificato sotto un unico Comando ( il Comando aereo mediterraneo), e che era costituito da oltre 3.400 aerei. Nella difesa delle linee del Mareth e dell’Uadi Akarit, le truppe italo-tedesche invece potevano contare su una fascia di circa 650 chilometri appena 300.000 soldati e solo circa 200 carri armati efficienti. 

Ad aprile, mentre le truppe dell’Asse iniziarono a ripiegare sulla postazioni tra Biserta e Enfidaville, le truppe alleate potevano contare su circa 300.000 soldati e 1.400 carri armati. Viceversa le due armate di Von Arnim e di Messe, in quella fascia difensiva di circa 215 chilometri intorno a Tunisi, ammontavano a circa 60.000 combattenti e poco meno di 100 unità corazzate. Ormai mancava poco all’annientamento dell’AfrikaKorps.

Cartina militare illustrante la fase finale della campagna del nord Africa (19 aprile-13 maggio 1943). - Fonte: MyMilitaria.

Cartina militare illustrante la fase finale della campagna del nord Africa (19 aprile-13 maggio 1943). – Fonte: MyMilitaria.

Il 19 aprile il II° corpo americano, ora passato al comando del generale Omar Bradley, fu spostato sull’ala sinistra della Iª armata inglese di Anderson, ovvero in direzione di Biserta. Montgomery inizia un diversivo a sud, verso Enfidaville, ma il 21 aprile, proprio quando venne attivata la macchina belligerante a ovest della capitale tunisina, l’armata di Montgomery venne bloccata da un’aspra resistenza, eseguita in particolar modo dai reparti italiani del Messe.

Intanto anche sul versante ovest l’avanzata Alleata procedeva molto lentamente: le batterie anticarro tedesche inflissero pesanti danni, e un contrattacco del gruppo corazzato Irkens, composto da circa 50 unità, riuscì a far guadagnare all’Asse una parte del terreno perduto. Nonostante la netta inferiorità l’armata di Von Arnim e quella di Messe, grazie ad un’efficace e violenta resistenza, sebbene quasi privi di carburante e munizioni, costrinsero il generale Alexander a modificare i propri piani e ad attuare l’operazione Vulcan.

Il generale italiano Giovanni Messe insieme ad alcuni soldati.

Il generale italiano Giovanni Messe insieme ad alcuni soldati.

Varie corazzate vennero trasferite dall’VIIIª armata del Montgomery alla Iª armata dell’Anderson, allo scopo di isolare le due armate e dirigersi verso Tunisi. Alle ore 07.30 del 6 maggio le corazzate britanniche iniziano l’operazione. Nonostante riescano a penetrare oltre le linee dell’Asse, gli ultimi Panzer del colonnello tedesco Irkens oppongono una strenua resistenza a Massicault, ma il giorno successivo i primi esploranti arrivano in prossimità di Tunisi. La resa dei reparti italo-tedeschi, divisi in due sacche e impossibilitati alla fuga per via mare, poiché le forze aero-navali alleate ormai dominavano incontrastate il Canale di Sicilia, era prossima: nella sacca settentrionale, guidata dal generale Von Arnim cessò la resistenza l’11 maggio 1943; invece nella sacca meridionale diretta del mesagnese Messe si ebbe un’aspra resistenza che durò fino alle ore 12.30 del 13 maggio, orario in cui arrivò un telegramma da Roma. Fu lo stesso Mussolini ad intervenire, facendo cessare quel mattatoio, come un vero colpo di scena, telegrafando a Giovanni Messe: “Cessate il combattimento. Siete nominato Maresciallo d’Italia. Onore a Voi e ai Vostri prodi“.

Finisce così la Campagna del Nord Africa, mentre la guerra si avvicina sempre più prepotentemente sulle coste italiane, intenta a colpire quel ventre molle dell’Asse, che tuttavia ha dimostrato indomito coraggio nei momenti più difficili di questa campagna, mentre il bollettino di guerra n. 1083 del 13 maggio omaggia così la resa dell’armata di Giovanni Messe:

La Iª armata italiana, cui é toccato l’onore dell’ultima resistenza dell’Asse in terra d’Africa, ha cessato stamane per ordine del Duce, il combattimento.
Sottoposta all’azione concentrica ed ininterrotta di tutte le forze anglo-americane terrestri ed aeree, esaurite le munizioni, priva ormai di ogni rifornimento, essa aveva ancora ieri validamente sostenuto, con il solo valore delle sue fanterie, l’urto nemico. E’ così finita la battaglia africana durata, con tante alterne vicende, trentacinque mesi.
Nelle ultime lotte, durante le quali tutti i nostri reparti — e quelli germanici a loro fianco schierati — si sono battuti in sublime spirito di cameratesca emulazione, le artiglierie di ogni specialità e il Raggruppamento esplorante corazzato cavalleggeri Lodi davano, come sempre, splendida prova.
L’eroico comportamento dei nostri soldati che, sotto la guida del Maresciallo d’Italia Giovanni Messe, hanno nella lunga battaglia assolto tutti i compiti loro commessi e conquistato nuova gloria alle proprie bandiere, riconsacra nel sangue e nel sacrificio la certezza dell’avvenire africano della Nazione.

Author: Alessio Sacquegna

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